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Il Vilipendio Dei Musicisti In Un Paese Musicalmente Analfabeta (di Lameduck) Stampa
Racconti
Scritto da sberla54   
Martedì 09 Agosto 2011 06:14
Fabrizio De Andre'
Il Vilipendio Dei Musicisti In Un Paese Musicalmente Analfabeta (di Lameduck)

http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2011/07/il-vilipendio-dei-musicisti-in-un-paese.html

L'Orizzonte Degli Eventi (Lameduck)

Un paese musicalmente analfabeta lo si riconosce da alcuni tratti inconfondibili.
Prima di tutto dal privare i suoi cittadini bambini di una vera educazione musicale scolastica; educazione soprattutto al gusto musicale, all'armonia e alla creativita', limitandosi a a farli soffiare disperatamente dentro degli stramaledetti pifferi e chiamare questa crudelta' ora di musica.
Il secondo segno di analfabetismo e' il dominio della musica sotto forma di rumore molesto nei luoghi pubblici, tanto che non possiamo che trovarci d'accordo con Kant che sosteneva come la musica, se imposta anche a colui che non la vuole ascoltare, diventasse qualcosa di importuno e fastidioso.

All'estero puoi trovare la musica ambient come sottofondo piacevole e mai soverchiante nei ristoranti, caffe' e centri commerciali. Da noi, in un centro commerciale dove l'acustica non e' mai stata presa in considerazione in fase di progetto, perche' per quell'architetto l'acustica architettonica e' un'opinione e forse ha rappresentato un esame stiracchiato da diciotto scarso, se ci sono dieci negozi abbiamo dieci musicacce a tutto volume una sopra l'altra, possibilmente le piu' rumorose e screanzate, alle quali si aggiungono il rimbombo delle voci umane e dei rumori prodotti dalle macchine in funzione. Una linea della Breda risulta quasi idilliaca come un tranquillo laghetto di montagna, al confronto.

Terzo tratto caratteristico di analfabetismo musicale: la difficolta' a nominare un numero sufficientemente elevato di attuali talenti musicali italiani, perche' l'Italia non fa nulla per valorizzare e tentare di rianimare la propria tradizione musicale e i pochi veramente validi si contano sulle dita di una mano.
Nella cloaca massima televisiva, a parte la farlocca competizione tra case discografiche di Sanremo che monopolizza un'intera settimana all'anno, non si fa musica se non in casi assolutamente eccezionali. Un vero divulgatore musicale come Renzo Arbore viene relegato a tarda notte oppure non va neppure in onda. Nonostante cio', grazie a trasmissioni come le sue, anche chi non masticava proprio il jazz ha potuto imparare ad apprezzare uno Stefano Bollani, tanto per fare un esempio.
Il massimo della musica classica che passa in televisione e' il concerto di Capodanno, sia nella versione austroungarica che in quella italiana, dove imperano il plinplin di Giovanni Allevi e il poveropiero di Peppino Verdi. Oltre quello, il vuoto pneumatico. Musica contemporanea, jazz, folklore, etnica, lirica, non pervenute.

Siccome il panorama musicale e' un encefalogramma da coma profondo, con pochi sporadici impulsi qua e la', la critica musicale si annoia e allora si dedica alla riesumazione dei cadaveri dei musicisti del passato, alla loro depredazione e vilipendio.
L'ultima vittima e' Fabrizio de Andre' che, in un articolo della rivista "Rolling Stone", viene descritto come un cantautore sopravvalutato ed eccessivamente idolatrato post-mortem, oltreche', ohibo', personaggio dalle molte contraddizioni. Confondendo l'artista con l'uomo, come mai si dovrebbe fare nel giudicarne l'opera, si rimprovera a De Andre' di essere stato nientepopodimeno che un borghesuccio, finto comunista (a parte che era casomai anarchico) e collezionista di dobloni d'oro alla faccia del proletariato.
Riesumando, da bravi becchini, il vecchio dualismo Coppi-Bartali, i criticominkia di "RS" finiscono per giocherellare anche con il cadavere di Lucio Battisti, secondo loro un povero Salieri offuscato (perche' di destra) da colui che si credeva il Mozart di Boccadasse, privilegiato dalla critica perche' di sinistra. Figuriamoci se un articolo del genere non avrebbe fatto subito salivare copiosamente "Panorama" e "Il Giornale" che, trovandosi tra le mani la polemichetta estivo-funeraria sul cantante di destra vs. cantante di sinistra, ci hanno scritto sopra altri tre o quattro articoli. Tutti orgogliosamente pro-Lucio e anti-Faber, sostenendo oltretutto che la tacchetta esistesse veramente tra i due cantautori.

Se si fossero fermati a ragionare invece di pagare pegno all'idiozia culturale di regime, avrebbero notato che, ormai, per il pubblico, sia le canzoni di De Andre' che quelle di Battisti sono classici del nostro patrimonio culturale e che nessuno, di fronte ai "fiori rosa fiori di pesco" o al "letame da cui nascono i fiori" si preoccupa se chi ha scritto le due canzoni era di destra o di sinistra, se era tirchio o munifico e se gli puzzavano o meno i piedi. Sono canzoni memorabili e basta e l'unica distinzione che possiamo fare e' se ci piace di piu' lo stile dell'uno o quello dell'altro.
Fabrizio de Andre' era un poeta, anche se preferiva definirsi cantautore perche', diceva: "Fino a 18 anni tutti scrivono poesie. Dopo i 18 anni le scrivono solo 2 categorie di persone: i poeti e cretini. Per questo io preferirei considerarmi solo un cantautore."
E' stato senza dubbio l'autore che con maggiore raffinatezza ha tradotto la lingua italiana in musica. Prima di lui, solo Montale aveva descritto Genova nella sua vera essenza. Se ascoltare "Creuza de ma" riesce ogni volta a spezzarmi il cuore di nostalgia e "Dolcenera" a riportarmi tutta intera la tragedia dell'alluvione del 1970, e' perche' De Andre' non era un canzonettaro pompato dalla sinistra, come ridacchiano i becchini saltellando sulla sua bara, ma un poeta. La sua musica e' "priva di soul"? Pazienza.

I poeti hanno il vizio di predire il futuro. Di vedere in anticipo dove stiamo andando a finire. Poeti come Pasolini, Gaber e lo stesso Fabrizio de Andre' hanno descritto minuziosamente con quarant'anni di anticipo cosa siamo diventati oggi, che razza di paese anticulturale e profondamente ignorante siamo. L'omologazione, il ruolo della televisione, "cos'e' la destra, cos'e' la sinistra", sono stati previsti e ci sono stati annunciati affinche' potessimo, attraverso la conoscenza, salvarci in tempo.
Non li abbiamo ascoltati ed ora tentiamo di distruggerne la testimonianza parlando solo delle loro debolezze. Pasolini era un omosessuale, de Andre' un ubriacone. Dei "poveri comunisti", come direbbe lui.
Ci divertiamo a vilipenderli da morti ed a scarabocchiarne il ritratto perche', cosi' facendo, ci illudiamo di essere ancora vivi. Invece i morti siamo noi.
Lameduck.

.LINKS.
Fonte 01: Il Vilipendio Dei Musicisti In Un Paese Musicalmente Analfabeta (di Lameduck)
Fonte 02: Il Vilipendio Dei Musicisti In Un Paese Musicalmente Analfabeta (su Informare Per Resistere)
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